Clinica Privata Villalba / 08 febbraio 2021

Morbo di Crohn, a che punto siamo?

Morbo di Crohn, a che punto siamo?
La definizione di Morbo di Crohn, o Malattia di Crohn, stata data per la prima volta alla fine degli anni ‘30 dai chirurghi dell’Universit¨¤ Mounth Sinai di New York, tra i quali appunto il dott. Burrill Bernard Crohn. I medici trovarono delle infiammazioni dell’ileo non dovute alla tubercolosi intestinale o ad altre cause conosciute. Ed in effetti, quali siano le cause scatenanti di questa patologia infiammatoria dell’apparato digerente ¨¨ ancora oggi l’elemento pi¨´ importante da chiarire.
 
Il prof. Massimo Campieri, specialista in Gastroenterologia e Medicina Interna di Clinica Privata Villalba di Bologna, ne racconta la storia, le nuove terapie e l’iter diagnostico.
 
Alcuni indizi sulle cause del Morbo di Crohn
 
Resecando le aree colpite, perlopi¨´ ileo e cieco, ci si trova di fronte a un’infiammazione con caratteristiche diverse da quelle, per esempio, della colite ulcerosa: l’infiammazione del Morbo di Crohn penetra la mucosa e interessa la sottomucosa e gli stati profondi. A livello superficiale, invece, l’infiammazione ¨¨ segmentaria, con aree pi¨´ interessate e aree meno colpite dai segni. Tutto questo lascerebbe pensare che ci sia un agente che trapassa la mucosa e ingeneri una reazione difensiva granulomatosa.
 
Che si tratti di un agente virale, batterico, di un micoplasma, di sostanze ingerite tramite l’alimentazione ¨¨ uno degli elementi fondamentali da chiarire per comprendere e trattare meglio questa patologia. Quando finalmente saranno individuate le cause genetiche e gli agenti patogeni che scatenano la reazione infiammatoria, anche il trattamento della patologia ne giover¨¤ in termini di successo e efficacia.
 
Cosa sappiamo oggi per certo
 
Quello che oggi ¨¨ certo ¨¨ che il Morbo di Crohn si presenta pi¨´ facilmente e con maggiore severit¨¤ quando c’¨¨ ´Ú²¹³¾¾±±ô¾±²¹°ù¾±³Ù¨¤. Un’ipotesi sull’origine della patologia potrebbe essere proprio che questi gruppi genetici abbiano dei deficit nella funzione o nella struttura delle mucose.
 
La ricerca, comunque, ha fatto passi avanti. Fino agli anni ‘70 la discussione su come definire il Morbo di Crohn era aperta. Oggi si sa che ¨¨ una patologia diversa dalla colite ulcerosa, anche perch¨¦ nelle forme pi¨´ estese arriva a colpire stomaco, esofago e altri organi. Tuttavia, potrebbe anche darsi che stiamo definendo “Morbo di Crohn” un insieme di pi¨´ patologie infiammatorie gastrointestinali, con manifestazioni simili, ma dall’origine diversa.
 
Per certo, sappiamo che quando la Malattia di Crohn si manifesta in forma severa ha un impatto enorme sulla qualit¨¤ della vita e diventa una vera e propria patologia sistemica, che riguarda cio¨¨ tutto l’organismo. Inoltre, pu¨° creare stenosi nell’intestino, generare fistole e ascessi. Oggi, il morbo tende a colpire fasce di et¨¤ sempre pi¨´ giovani. Se fino a qualche anno fa i dati ci raccontavano che la fascia pi¨´ colpita era quella tra i 18 e i 24 anni, attualmente sono ragazzini ancora pi¨´ giovani a soffrirne. I dati clinici per¨° hanno permesso di classificare questa patologia per gradi di severit¨¤, sulla base degli indici infiammatori, del valore della calprotectina fecale e dell’osservazione endoscopica con prelievo istologico delle regioni colpite.
 
Il punto sulle terapie per il Morbo di Crohn
 
Tradizionalmente il Morbo di Crohn ¨¨ curato con la stessa terapia della colite ulcerosa: cortisone e alte dosi per 6/8 settimane e immunosoppressori. Oggi nel trattamento di pazienti giovanissimi e pediatrici i tentativi di somministrare diete apposite (oligoantigeniche) hanno prodotto buoni risultati, quando sono state rispettate le indicazioni alimentare.
 
Inoltre, i farmaci biologici anti tnf-alfa rappresentano oggi una chance di trattamento in pi¨´ dal momento che l’evidenza scientifica suggerisce che in questa patologia sono presenti numerosi antigeni tnf-alfa. ? su di essi che agiscono questi particolari farmaci, che sono risultati efficaci. Oggi prassi primaria nei pazienti giovanissimi per evitare il cortisone, mentre nelle forme estese e complicate e nelle forme a interessamento anale sono efficaci per ripulire e chiudere le fistole. Questi farmaci hanno un effetto cicatrizzante e devono essere usati con prudenza.
 
Accanto a queste terapie ci sono nuovi trattamenti che per esempio hanno la funzione di bloccare il passaggio dei leucociti dal sangue ai tessuti, impedendo la reazione infiammatoria, o anticorpi monoclonali, oggi usato come farmaco di seconda scelta per bloccare gli effetti dell’infiammazione quando le altre terapie mediche falliscono. Negli ultimi anni il trattamento farmacologico del Morbo di Crohn ¨¨ progredito molto e ad oggi sono in corso ulteriori sperimentazioni che sembrano dare risultati incoraggianti per la chiusura delle fistole dopo curettage e per il rimodellamento delle mucose danneggiate grazie alle cellule staminali.
 
Nonostante i progressi delle terapie antinfiammatorie, in cui i farmaci nuovi vanno ad affiancare quelli tradizionali, il trattamento della Malattia di Crohn cambier¨¤ davvero solo quando verranno individuati gli agenti (presumibilmente di varia natura) che causano questo danno. Al momento sappiamo che le terapie hanno pi¨´ successo sulle forme lievi di infiammazione.
 
Come si fa la diagnosi
 
Un elemento cruciale ¨¨ la diagnosi della patologia, che va eseguita quando ci sono segni di tipo diarroico che fanno pensare a un’infiammazione dell’apparato digerente. Si eseguono endoscopie con prelievo di tessuti per fare l’esame istologico e oggi ci si avvale di metodiche come l’entero-TC o entero-Risonanza per visualizzare l’interno dell’intestino.
 
A fronte di queste metodiche fondamentali per osservare i segni caratteristici, comunque, alla diagnosi di Morbo di Crohn si arriva escludendo altre patologie. Compito del gastroenterologo ¨¨ proprio quello di individuare il Morbo di Crohn quando il paziente arriva alla visita. Infatti, diagnosticare tempestivamente la patologia migliora l’esito terapeutico e consente di prevenire lo sviluppo ulteriore dell’infiammazione. Solo dopo aver trovato la giusta diagnosi, il gastroenterologo pu¨° consigliare al paziente l’iter terapeutico pi¨´ adatto al suo caso clinico.


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